Quando una fabbrica non produce soltanto birra

Ci sono realtà produttive che, soprattutto nelle aree interne, valgono molto più di quello che raccontano i loro bilanci.

Birra del Borgo, per il territorio di Borgorose e della Valle del Salto, è stata una di queste.

Per chi vive e lavora nelle grandi città può essere difficile comprendere cosa significhi avere sul proprio territorio un’azienda capace di costruire negli anni un rapporto concreto con le associazioni, con gli eventi, con la cultura locale e con le iniziative che nascono dal basso. In un territorio come il nostro, dove organizzare un evento culturale, una manifestazione sportiva o un’iniziativa sociale significa spesso affrontare enormi difficoltà economiche e logistiche, la presenza di una realtà produttiva radicata nel territorio può fare una differenza sostanziale.

Ed è proprio questo che rischiamo di perdere.

Non è soltanto una questione di posti di lavoro

Quando si parla della crisi di Birra del Borgo, il dibattito tende inevitabilmente a concentrarsi sui numeri: bilanci, volumi produttivi, costi, personale, prospettive industriali.

Sono tutti elementi importanti.

Ma raccontano soltanto una parte della storia.

Per associazioni come UFENS e Valle Amara, Birra del Borgo non è mai stata semplicemente un’azienda che produceva e vendeva birra. È stata una presenza concreta all’interno di un ecosistema territoriale fatto di persone, iniziative culturali, sport e socialità.

Nel corso degli anni Birra del Borgo ha sostenuto economicamente numerose iniziative locali, contribuendo a rendere possibili attività che, diversamente, avrebbero avuto enormi difficoltà a trovare le risorse necessarie.

Questo aspetto viene spesso considerato marginale quando si parla di crisi industriale.

Per noi non lo è affatto.

Il territorio non è un foglio Excel, non è soltanto la somma dei suoi abitanti, delle sue aziende e dei suoi indicatori economici.

Il territorio è quello che le persone riescono a costruire insieme: un’associazione culturale che organizza una rassegna cinematografica; un gruppo di volontari che allestisce un evento estivo; una manifestazione sportiva che porta centinaia di persone nelle montagne della zona; una comunità che prova, con risorse spesso limitatissime, a creare occasioni di incontro in un paese dell’Appennino.

Sono attività che raramente possono essere considerate economicamente autosufficienti.

Eppure, hanno un valore.

Birra del Borgo ha contribuito concretamente a sostenerle.

Per noi UFENS questo rapporto è particolarmente evidente nel Trail della Duchessa. Nel corso degli anni Birra del Borgo ha accompagnato la manifestazione fornendo rifornimenti di birra e supportando concretamente l’organizzazione.

Può sembrare un dettaglio.

Non lo è.

Una gara di trail running organizzata in montagna, con centinaia di partecipanti, volontari, punti ristoro, logistica e sicurezza, ha costi e necessità che vanno ben oltre quanto riescono a coprire le quote di iscrizione. Il contributo di aziende del territorio permette di mantenere in vita manifestazioni che, altrimenti, sarebbero molto più difficili da organizzare.

E lo stesso vale per gli eventi culturali organizzati dal Valle Amara.

Una parte della vita culturale di un territorio nasce proprio dalla collaborazione tra chi produce, chi organizza e chi partecipa.

Quando uno di questi elementi scompare, non scompare soltanto un’attività economica.

Si impoverisce l’intero sistema.

La contraddizione delle multinazionali

Ed è qui che diventa inevitabile parlare di AB InBev.

Perché una multinazionale può decidere che uno stabilimento non sia più strategico. Può decidere di ridurre gli investimenti, spostare la produzione o dismettere un’attività. È la logica del capitale.

Ma esiste una differenza fondamentale tra prendere una decisione industriale e trattare le persone e il territorio come una variabile di bilancio da eliminare.

In questa vicenda, ciò che più ci colpisce è la distanza tra chi prende le decisioni e chi quelle decisioni le subisce. Di fronte alle richieste dei lavoratori e del territorio, ci saremmo aspettati almeno la disponibilità a un confronto reale, trasparente e rispettoso. Al contrario, ciò che emerge è una comunicazione percepita dai lavoratori come sempre più distante, mentre il destino dello stabilimento sembra essere stato deciso altrove.

È difficile accettare che un marchio costruito anche grazie al lavoro e alla reputazione di questo territorio possa essere trattato come una semplice attività da spegnere quando non rientra più nelle strategie di un gruppo multinazionale.

E forse proprio per questo oggi diventa importante anche scegliere da consumatori.

Non tutte le birre sono uguali, così come non tutte le aziende hanno lo stesso rapporto con i territori nei quali operano. Scegliere una birra prodotta da un piccolo birrificio, conoscere chi la produce, sostenere un’impresa locale significa anche decidere dove vogliamo che rimangano le nostre risorse.

Non si tratta soltanto di bere una birra diversa.

Si tratta di decidere se il valore che produciamo come comunità debba finire nei bilanci di enormi gruppi multinazionali oppure contribuire a mantenere vive piccole imprese, posti di lavoro, competenze e territori.

Per noi, oggi, questa differenza conta.

E i lavoratori?

In mezzo a queste dinamiche ci sono soprattutto le persone.

Lavoratori che per anni hanno costruito competenze, prodotto valore e contribuito alla crescita di un marchio che ha portato il nome di questo territorio ben oltre i confini della nostra valle.

È difficile accettare che il destino di queste persone possa essere ridotto alla semplice voce “costo del personale”.

Dietro ogni posto di lavoro ci sono una professionalità costruita negli anni, una famiglia, una vita organizzata intorno a quel lavoro e una comunità che beneficia della presenza di quelle persone.

Per questo la vicenda di Birra del Borgo non può essere osservata soltanto come una normale operazione industriale.

E ancora più difficile è non interrogarsi sul ruolo delle istituzioni.

Quando un’attività produttiva importante per un’area interna entra in una fase di crisi, il territorio dovrebbe poter contare sulla capacità delle istituzioni di ascoltare, mediare e cercare soluzioni.

Il rischio, altrimenti, è che le aree interne vengano ricordate soltanto nei programmi, nei bandi e nei documenti sulla “rigenerazione dei territori”, salvo poi essere lasciate sole quando una delle poche realtà produttive capaci di generare occupazione e relazioni sociali entra in difficoltà.

Che cosa rimane quando chiude una fabbrica?

Questa è forse la domanda più importante.

Non rimane semplicemente un capannone, bensì meno posti di lavoro, meno competenze, meno occasioni di investimento.

Rimangono meno possibilità per le associazioni di trovare interlocutori e sostenitori sul territorio, rimane una comunità un po’ più povera.

Perché anche il volontariato ha bisogno di un tessuto economico attorno a sé.

La cultura ha bisogno di risorse.
Lo sport ha bisogno di sponsor.
Le manifestazioni hanno bisogno di aziende che credano nel territorio.

E le associazioni hanno bisogno di poter costruire rapporti con realtà che non considerino il proprio territorio soltanto il luogo fisico nel quale si trova uno stabilimento.

Per questo Birra del Borgo ci riguarda. Come Valle Amara e UFENS, non possiamo parlare della vicenda di Birra del Borgo come se riguardasse soltanto un’azienda e i suoi dipendenti.

Ci riguarda perché negli anni abbiamo condiviso con quella realtà una parte della nostra attività.

Ci riguarda perché abbiamo visto concretamente come il sostegno di un’azienda possa trasformarsi in cultura, sport, socialità e partecipazione.

Ci riguarda perché sappiamo quanto sia difficile organizzare eventi in un territorio come il nostro e quanto sia importante avere al proprio fianco realtà disposte a investire nelle iniziative locali.

E ci riguarda perché crediamo che una fabbrica non debba essere considerata soltanto per quello che produce.

Produce anche territorio.

Produce relazioni, lavoro, opportunità.

E, quando decide di sostenere una comunità, contribuisce a produrre anche qualcosa che non compare nei bilanci: la possibilità per quella comunità di continuare a costruire il proprio futuro.

Per questo la vicenda di Birra del Borgo non dovrebbe essere osservata con indifferenza.

Non riguarda soltanto la birra.

Riguarda quale idea abbiamo delle aree interne, del lavoro e del rapporto tra impresa e territorio.

E riguarda una domanda molto semplice, alla quale prima o poi saremo costretti a rispondere:

che tipo di territorio vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi?



Simone Franchi 

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